Recensioni · Romanzi

Diario di un killer sentimentale

Oggi vi parlerò di Diario di un killer sentimentale, breve racconto di Luis Sepulveda edito da Guanda. In appena 73 pagine, mescolando cinismo, ironia e suspense come fossero gli ingredienti di un buon dolce, il grande scrittore cileno ci regala una storia al limite del paradossale, dal ritmo incalzante e dalle tinte noir.

Copertina "Diario di un killer sentimentale"
“Diario di un killer sentimentale” di Luis Sepulveda, edito da Guanda

Il protagonista del romanzo svolge un lavoro quantomeno insolito: si tratta, infatti, di un killer professionista. L’uomo riceve i suoi numerosi e remunerativi incarichi da un misterioso committente, che lo chiama al telefono, ma che non ha mai incontrato.

Riconobbi la voce dell’uomo degli incarichi, un tizio che non ho mai visto né voglio vedere, perché così funzionano le cose tra professionisti, ma che, dopo averne sentito la voce, potrei riconoscere tra mille. 

L'”uomo degli incarichi” fa in modo che il suo sicario riceva periodicamente delle buste, all’interno delle quali troverà le foto che ritraggono la sua vittima designata, immortalata in uno scatto affinché lui possa memorizzare ogni singolo dettaglio di quel volto. Al killer non devono servire altre informazioni, non deve farsi domande e non deve conoscere le motivazioni che spingono il suo “datore di lavoro” a voler eliminare la persona ritratta in foto. Il suo coinvolgimento dev’essere minimo, perché un professionista serio non mischia mai il lavoro con le emozioni.
Eppure, da quando una donna è entrata nella vita del nostro protagonista, qualcosa in lui ha cominciato a cambiare. Perché adesso, mentre osserva i lineamenti del suo prossimo bersaglio, si ritrova a chiedersi chi sia quell’uomo? Cos’è quella nuova e malsana curiosità che lo porta a provare fastidio per il modo del tutto impersonale in cui la faccenda dell’omicidio viene gestita dal suo boss invisibile?
Forse l’amore, che per la prima volta fa affiorare in lui il sogno di una casa in Bretagna, di una spiaggia e di giornate trascorse in compagnia della sua “gran figa francese”, che gli avrebbe recitato poesie per lui incomprensibili, ma rese perfette dal fatto di essere pronunciate dalla sua bocca, lo ha cambiato più di quanto pensi.
I sogni, però, non sempre si avverano, e quando la sua donna lo abbandona annunciandogli, con un telegrafico messaggio via fax, di aver trovato l’amore in Messico durante un viaggio che lui stesso le aveva regalato per tenerla lontana dai guai, il killer sentimentale cerca di rimanere a galla sulle onde della sua atipica vita fluttuando sulle zattere offerte dal cinismo e dalla disillusione. Ma la lontananza della sua donna lo condurrà verso una serie di imperdonabili errori lavorativi, dalle conseguenze decisamente inaspettate…

A un lettore superficiale, questo breve racconto potrebbe apparire come un’apologia del distacco e della freddezza, un invito a separare la sfera professionale da quella amorosa e a non farsi mai coinvolgere troppo dalle persone che ci circondano, pena la dolorosa perdita di tutto ciò che si è faticosamente costruito fino a quel momento.

Un professionista vive solo, e per dar sollievo al corpo il mondo offre un’ampia scelta di puttane.

Queste sono le parole che il protagonista usa per raccontarsi durante il lungo dialogo che intrattiene con sé stesso e con i lettori attraverso le pagine di un diario che ripercorre le tappe dei suoi ultimi sette giorni da killer professionista. Sono parole apparentemente. prive di calore, le parole di un uomo che vive solo per eseguire degli ordini, incapace di provare sentimenti. Dietro le parole, però, si cela la sofferenza per un amore perduto, per una vita a malapena immaginata e già spazzata via da un laconico messaggio.
Dietro la definizione di “gran figa francese”, dietro il termine “incarico” che usa per indicare gli uomini contro i quali un giorno punterà una pistola, dietro il suo continuo rivolgersi alla propria immagine riflessa nello specchio, quasi gli fosse talmente estranea da costituire una personalità a sé stante, possiamo intravedere tutta la difficoltà di un uomo che non riesce più a concedersi una debolezza e che, per esorcizzarla, si costruisce attorno una fragile corazza.
Non a caso, solo dopo un’anonima notte di sesso trascorsa con una giovane Lolita parigina il protagonista troverà il coraggio di esprimere quei sentimenti che lo stanno consumando, sapendo che nessuno potrà ascoltare ciò che ha da dire.

Si addormentò abbracciata al mio petto, e allora le parlai chiamandola col nome della mia donna. Le dissi che la perdonavo, che dopo aver portato a termine il mio ultimo incarico l’avrei cercata in Messico e saremmo tornati insieme per vivere vicino al mare e lontano dalla morte.

Diario di un killer sentimentale è un libro che si legge tutto d’un fiato e che, anche se forse non brilla per imprevedibilità e colpi di scena, regala al lettore la piacevole sensazione di accompagnare il bizzarro protagonista in un viaggio lungo le strade di un amore illuso, deluso, arrabbiato, pronto a perdonare, certo, ma anche a chiedere vendetta. Leggetelo, non ve ne pentirete.

 

 

 

 

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