Graphic-novel · Recensioni

La mia prima graphic-novel… un polpo alla gola 

Pubblicato dalla casa editrice Bao Publishing, Un polpo alla gola è il secondo lavoro del celeberrimo fumettista Zerocalcare, pubblicato nel 2012. Mi sono ritrovata a leggere questa graphic-novel  (genere al quale non mi ero ancora mai avvicinata) per curiosità, trovandola tra quelle incluse nell’abbonamento a Kindle Unlimited, e devo dire di aver trascorso un’oretta veramente piacevole in sua compagnia.

Copertina
“Un polpo alla gola” di Zerocalcare, edito da Bao Publishing

Un polpo alla gola, che è valso al suo autore il premio Gran Guinigi a Lucca per la migliore storia breve, è un racconto essenzialmente diviso in tre capitoli, ognuno dei quali si concentra su una fase della vita del protagonista che, come nel precedente La profezia dell’armadillo, non è altri che lo stesso Zerocalcare. Abbiamo, quindi, un primo blocco dedicato alla sua infanzia, un secondo blocco dedicato all’adolescenza e un terzo incentrato sulla vita di un Calcare ormai divenuto adulto, che si ritrova a fare i conti con i fantasmi del passato. Il nucleo fondamentale attorno al quale si sviluppa questa la breve storia nera raccontata da Zerocalcare è comunque l’infanzia, dalla quale a suo dire “non si guarisce” e che influenza in modo irreparabile tutto ciò che saremo ‘da grandi’ determinando il nostro carattere, le nostre debolezze e tutte quelle caratteristiche che faranno di noi degli individui unici e diversi gli uni dagli altri. Proprio per questo motivo, al protagonista bambino e ai suoi amichetti d’infanzia, Secco e Sarah, viene dedicata un’attenzione particolare. Alle prese con un’età durante la quale una mezza parola sussurrata si tramuta in un inconfessabile segreto, un Gameboy sequestrato dalla maestra può sembrare la fine del mondo e una minuscola rivelazione rischia di trasformarsi in un marchio che vi segnerà a vita, Zero e i suoi amici si ritrovano coinvolti in un mistero più grande di loro. Una mezz’ora di ricreazione, una scommessa e una bugia innocente sono sufficienti a scatenare una catena di eventi che avrà pesanti ripercussioni anche sugli anni a venire. È così che il piccolo Calcare scopre il senso di colpa, da lui metaforicamente rappresentato come un polpo che attociglia i tentacoli attorno al suo collo ogni volta che si trova in presenza della persona cui ha mentito o di quella che ha fatto le spese della sua bugia. 

Il fil rouge che alleggerisce i toni della narrazione è sicuramente rappresentato dell’ironia di Zerocalcare, che ho trovato irresistibile. Avendo 30 anni (ma shhhh, non ditelo in giro!), poi, non ho potuto fare a meno di sfoggiare un sorriso nostalgico durante tutta la lettura, ripensando agli anni del Gameboy e di David Gnomo, che qui svolge il ruolo di “grillo parlante” nei confronti del piccolo protagonista, e cogliendo le numerose citazioni provenienti dal mondo del cinema, della musica e delle serie TV di quel periodo. 

Un polpo alla gola è di certo una lettura leggera, che vi terrà impegnati per pochissimo tempo, ma vi farà ridere e riflettere su quanto, a posteriori, tutte le cose che da bambini ci sembravano enormi e terrificanti possano essere guardate con distacco e considerate per ciò che realmente erano, eliminando i polpi alla gola e lasciandosi andare a un tardivo sorriso. 

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