Recensioni · Romanzi

Il caso Diana

Oggi vi parlerò di un romanzo che mi è capitato tra le mani per puro caso, ma che mi ha colpita e scossa moltissimo. Sto parlando de Il caso Diana di Alexandre SeuratCodice Edizioni. Avevo preso l’ebook di questo libro mesi fa, approfittando di una promozione e senza avere la minima idea della trama e dei contenuti, attratta come spesso mi succede dalla bellezza della copertina. Ecco perché non mi aspettavo assolutamente che le novanta pagine de Il caso Diana potessero segnarmi così profondamente e lasciarmi così tanta amarezza in fondo al cuore.

Copertina de
“Il caso Diana” di Alexandre Seraut, Codice Edizioni

Diana è una bambina di soli otto anni, che porta il nome di una principessa tanto bella quanto sfortunata. La piccola è il frutto di una gravidanza indesiderata, di un pancione vissuto come “un’escrescenza insopportabile” da una donna che decide di abbandonarla subito dopo la nascita, nonostante le proteste della nonna, disposta a prendersi cura del nascituro come fosse suo. Solo quando il tempo (un mese) che la madre ha a disposizione per cambiare idea sta per scadere, la donna sceglie di riprendere la piccola con sé. Quando anche il padre di Diana fa la sua ricomparsa, i tre sembrano destinati a formare una nuova piccola famiglia felice, tanto più che la madre della piccola è riuscita persino a ottenere l’affidamento del primo figlio, Arthur, nato pochi anni prima e fino ad allora vissuto con il suo ex compagno. Inizialmente, la coppia mantiene sporadici rapporti con la nonna e la zia materne, almeno fino al giorno in cui entrambe cominciano a esprimere qualche perplessità sul leggero ritardo mentale e fisico che sembra affliggere la piccola, nonché sulla severità delle punizioni riservate alla bambina da parte di entrambi i genitori. Sempre più evasivi e sfuggenti, i due decideranno a quel punto di effettuare il primo di una serie di traslochi che servirà loro a sviare l’attenzione della gente dal comportamento di Diana e da quegli strani segni che fin troppo  spesso riporta sul corpo. “Sono caduta”, si giustifica la piccola di fronte alle domande della sua prima maestra, e frasi come “Sono così goffa”o “Ho litigato con mio fratello” diventano per lei una sorta di litania da ripetere sempre sorridendo, memorizzando con esattezza la scusa utilizzata per ogni singolo livido, ferita o escoriazione. In questo modo, la sua versione coinciderà sempre con quella data dai genitori, che nel frattempo hanno avuto altri due bambini e mettono in scena la perfetta imitazione di una famiglia impeccabile e serena.
La piccola Diana, intanto, continua a sorridere, a cercare affetto negli adulti, a difendere quei genitori cui, nonostante tutto, vuole bene e che vede come punti di riferimento. Ma una bambina non voluta, accolta controvoglia all’interno di un nucleo familiare di cui fa geneticamente parte, ma che non fa che escluderla, può in effetti dire di avere dei genitori? E il suo leggero handicap, la forma del viso più gonfia del normale, gli occhi stretti simili a quelli di chi è affetto dalla Sindrome di Down, sono in effetti dovuti a un problema di salute congenito o sono forse il risultato di anni di abusi e di maltrattamenti?

Alexandre Seurat ricostruisce la storia della piccola Diana fin dal giorno della sua nascita, lasciando che a parlare siano i protagonisti della vicenda: la nonna, la zia, il fratello, la maestra, il medico. Ognuno di loro viene definito solo in relazione al ruolo che ha assunto, seppur per un breve periodo, nei confronti della piccola vittima. Ognuno di loro, quasi come fosse chiamato a deporre di fronte a un’ipotetica giuria, cerca di definire il suo grado di responsabilità, si colpevolizza pensando che avrebbe potuto fare di più o si auto-assolve raccontando a se stesso di aver fatto il possibile per la bambina.
Fin dall’inizio, il lettore viene catapultato al centro di un vortice di voci, sospetti, indagini e false piste all’interno del quale ciò che appare evidente a tutti, ciò che ormai tutti sanno, rimane comunque indimostrato e indimostrabile grazie all’abilità dei genitori e della stessa Diana che, senza esserne consapevole, non fa che sostenere i propri aguzzini confermandone le bugie. Ogni volta che uno dei protagonisti (una maestra, un medico, un assistente sociale) rischia di avvicinarsi troppo alla realtà dei fatti e convoca i genitori della bambina per un confronto, l’intera famiglia trasloca adducendo a motivazione le necessità lavorative del padre, in un continuo vagabondare che confonde le tracce e complica le indagini.
Tutto prosegue immutato, fino al giorno in cui a scuola il banco di Diana resta vuoto: della piccola si sono perse le tracce e i manifesti che la ritraggono tappezzano i muri della città.

Non c’è pietismo, non c’è la ricerca di una lacrima facile nel libro di Seurat. I fatti sono raccontati in modo più o meno asciutto, a secondo del tono e dello stile che lo scrittore sceglie di adottare per ciascuno dei personaggi coinvolti.
Ricostruendo le vicende a posteriori, come se ognuno dei dettagli rivelati dalle persone coinvolte andasse a incastrarsi insieme agli altri tra le tessere di un ideale puzzle, alla mente del lettore non possono non affacciarsi le domande che tutti, almeno una volta, ci siamo posti di fronte alla notizia della scomparsa di un bambino maltrattato. Com’è possibile che nessuno si sia accorto di niente? Eppure i segni erano lì, lampanti, davanti agli occhi di tutti! Lampanti, certo, ma la giustizia spesso si arena sui cavilli legali, i medici procedono molto, troppo, cautamente e gli assistenti sociali esitano nel giudicare colpevoli i genitori, ancor più se la famiglia sembra così a modo… Una famiglia a modo che nasconde l’orrore, la violenza e la sopraffazione sotto il velo di una studiata cortesia e di sorrisi aperti e gentili. I mostri non sempre hanno l’aspetto di pervertiti non integrati nella società, che aspettano i bambini fuori dalla scuola offrendo loro un dolcetto o un giocattolo. No, a volte i mostri si mimetizzano benissimo in mezzo a noi, agiscono alla luce del sole e risultano comunque insospettabili.

Quando ho girato l’ultima pagina del romanzo ero emotivamente molto provata, perché so che cose come queste accadono davvero e che nel mondo ci sono state tante piccole Diana, scomparse o uccise per mano di un membro della loro stessa famiglia. Facendo qualche ricerca su Internet, però, ho scoperto che Diana non è un personaggio d’invenzione. Seurat, infatti, si è ispirato, neanche troppo liberamente, alla storia della piccola Marina Sabatier, una bimba di otto anni ritrovata morta nel 2009 in un container, dentro un deposito cui avevano accesso solo i dipendenti dell’azienda di trasporti per la quale lavorava il padre, subito posto in stato di fermo e che ne aveva denunciato la scomparsa poche ore prima. La vicenda di Marina è agghiacciante. Picchiata, maltrattata, rinchiusa, punita in modi atroci per colpe inesistenti, la sua brevissima vita è stata un susseguirsi di sofferenze che ha avuto fine solo con la morte, giunta per mano di chi le aveva dato la vita. Nonostante tutto, però, Marina sorrideva, amava i suoi genitori, li difendeva persino davanti all’indifendibile. Pare che le sue ultime parole, pronunciate prima di essere rinchiusa nello stanzino dove sarebbe morta a causa delle percosse appena ricevute, siano state “Bonne nuit, maman, a demain” (“Buonanotte, mammina, a domani”).

Di fronte a storie come queste è letteralmente impossibile restare impassibili, così come è impossibile dare giudizi. Posso soltanto dire che Seurat è riuscito a comunicarmi tutta l’angoscia e la preoccupazione per le sorti della bambina in un crescendo di tensione amplificatore dalla pluralità delle voci parlanti. Il fatto che né Diana, né i suoi genitori prendano mai la parola direttamente, inoltre, mi è sembrata una scelta vincente, poiché pone il lettore nella stessa posizione di chi, maestra o medico che sia, si ritrova a essere impotente e non può far altro che constatare la situazione e cercare di trarne delle deduzioni. 

Lettura consigliata, dunque, ma a chi sia emotivamente pronto ad affrontarne le conseguenze. 

 

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