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“Le nostre anime di notte”, edito da NN Editore.

Non è mai facile per me recensire un romanzo di Kent Haruf. La contea di Holt e i suoi abitanti, cosi straordinari nella loro ordinarietà, riescono sempre a  colpirmi e commuovermi al punto da non saper bene come descrivere quello che ho provato durante la lettura.

Le nostre anime di notte è la degna e meravigliosa conclusione di un lungo viaggio, un viaggio che mi ha fatto innamorare di Holt, di un luogo immaginario eppure talmente reale da farmi già percepire la sua mancanza come se lo avessi veramente visitato, come se tra i tanti personaggi che popolano le sue strade ed incarnano un’umanità smarrita e sofferente ci fosse un posticino anche per me.

Le nostre anime di notte è un romanzo delicato come la neve e intimo come un lento e, proprio come un lento, in un certo senso prende avvio da un invito a danzare insieme. Convenzionalmente, si sa, è l’uomo a farsi avanti attraversando una sala gremita di persone per proporre a una donna di ballare, ma in questo caso accade l’esatto contrario. Sarà infatti l’anziana vedova  Addie Moore ad attraversare il breve tratto di Cedar Street che separa la sua casa da quella di Louis Waters, vedovo anche lui, e a fargli una proposta alquanto bizzarra:

Mi chiedevo se ti andrebbe qualche volta di venire a dormire con me

Sulle prime, naturalmente, Louis rimane interdetto e quasi si convince di aver sentito male, di aver equivocato le parole di Addie che, con disarmante semplicità, aggiunge:

Nel senso che siamo tutti e due soli. Ce ne stiamo per conto nostro da troppo tempo. Da anni. Io mi sento sola. Penso che anche tu lo sia. Mi chiedevo se ti andrebbe di venire a dormire da me, la notte. E parlare.


Due solitudini
, due vite rese incolori dall’implacabile scorrere del tempo e ravvivate solo dall’occasionale visita di un figlio o di un nipote, si incontrano e timidamente si avvicinano fino a toccarsi. Le luci tornano ad accendersi sulla veranda della casa di Addie Moore, mentre lei porge un bicchiere a Louis e insieme sorseggiano del vino bianco, cercando di rompere il ghiaccio e iniziare a conoscersi. E la luce torna ad accendersi anche nella camera da letto di Addie, dove lei e Louis siedono impacciati su un letto che per la prima volta si trovano a condividere, stando ben attenti a non sfiorarsi, misurando attentamente ogni parola. Louis fugge via al sopraggiungere dell’alba, deciso a rincasare prima che qualcuno possa vederlo lì, sul patio di casa di Addie Moore, e pensare che tra loro ci sia stato qualcosa di più di una semplice conversazione notturna.
Holt è pur sempre un piccolo paese, la gente mormora e nessuno vede di buon occhio una relazione nata tra due persone non più giovani, che nell’immaginario comune dovrebbero accontentarsi dei ricordi accumulati nel corso di una vita intera e aspettare pazientemente che la loro progenie possa dedicare loro un po’ di tempo. Addie, però, è stanca dei luoghi comuni. Lei intravede in Louis una nuova occasione per essere felice ed è decisa ad affrontare anche le maldicenze in nome di un sentimento che non ha limiti anagrafici e si scopre nell’intreccio di due mani che, notte dopo notte, cominciano a cercarsi e finiscono per stringersi.


Le nostre anime di notte
è un romanzo dolcissimo, un gioiello narrativo nato dalla dolorosa consapevolezza dell’autore di essere prossimo alla morte. Il libro vuole essere una sorta di commiato dalla sua amata Holt, da quel luogo che esisteva solo nella sua mente, ma che lui sentiva come casa sua, cosa che rendeva evidente ripetendo spesso “i’m stuck in Holt”. Non è un caso che il libro cominci in medias res, con una congiunzione che ci dà l’impressione di non aver mai lasciato davvero la città:

E poi ci fu il giorno in cui Addie Moore fece una telefonata a Louis Waters. Era una sera di maggio, appena prima che facesse buio

Ma Le nostre anime di notte è molto più di questo. Cathy Haruf, vedova dello scrittore, ha raccontato che l’idea del romanzo è nata proprio dal rapporto tra lei e il marito, così uniti da tenersi ancora per mano durante la notte dopo quasi vent’anni passati insieme, parlando di tutto e raccontandosi ogni particolare della giornata appena giunta al termine. Il libro è quindi anche, o soprattutto, una meravigliosa dichiarazione d’amore che Haruf intendeva portare a termine a ogni costo, modificando persino i suoi ritmi di lavoro, solitamente lunghissimi, per riuscire a scrivere un capitolo al giorno.
A mio parere, se avete amato la Trilogia della pianura, non potete proprio farvi mancare Le nostre anime di notte, un dolceamaro inno all’amore e alla gioia che sa celarsi dietro alle piccole cose e ai gesti più semplici, un romanzo nel quale la tenerezza di un sonno e di un risveglio condivisi può bastare a far rimarginare le ferite provocate da anni di sofferenze e di mancanze.

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