Romanzi

La custode di mia sorella 

libro
“La custode di mia sorella”, edito da Corbaccio.

Oggi vi parlerò di un romanzo sicuramente non facile e che, soprattutto se nella vita vi siete ritrovati vostro malgrado ad affrontare un certo tipo di esperienze, sicuramente vi emozionerà, vi turberà, riaprirà delle ferite e ne rimarginerà altre, vi farà riflettere e vi coinvolgerà tanto da non riuscire a metterlo giù finché non sarete arrivati al doloroso e bellissimo capitolo finale. Sto parlando di La custode di mia sorella (Corbaccio, 2009) di Jodi Picoult, acclamato best seller da cui è stato tratto l’omonimo film del 2009 che vede protagoniste Cameron Diaz ed una giovanissima Abigail Breslin.

La trama: Anna Fitzgerald ha tredici anni e il suo unico desiderio è quello di poter vivere una vita normale, una vita che assomigli a quella dei suoi compagni di scuola e, in generale, a quella dei suoi coetanei, spensierati e proiettati verso un futuro costellato di sogni da realizzare. A lei non è concesso sognare, lei non ha la possibilità di farsi degli amici, di programmare un viaggio, di ambire ad un prestigioso college che la porti lontano dalla cittadina in cui vive con i genitori e i due fratelli. La nascita di Anna, infatti, non è avvenuta per caso e non è stata attesa da Sara e Brian Fitzgerald con la trepidazione e la gioia che solitamente accompagnano una coppia per tutta la durata della gravidanza. L’intero patrimonio genetico della ragazzina è il frutto di un attento studio e di una pianificata strategia che i suoi genitori, insieme al loro medico, hanno messo in atto affinché la piccola, concepita in vitro, potesse essere compatibile al cento per cento con la sorella maggiore Kate, alla quale è stata diagnosticata una leucemia promielocitica acuta alla tenera età di due anni e che, per questo, avrà costantemente bisogno di donazioni per riuscire a prolungare quella che si preannuncia come una vita breve e tormentata. Anna, sottoposta fin da subito a prelievi, interventi ed esami particolarmente invasivi, non si è mai lamentata ed ha sempre accettato il suo ruolo di “custode” ed ombra dell’amatissima sorella Kate. Giunta alle soglie della pubertà, tuttavia, la ragazzina comincia a soffrire di questa situazione, che la fa sentire invisibile, ignorata, come se la sua esistenza acquistasse un senso solo in relazione alla sorella, il cui benessere (e, per estensione, quello dell’intera famiglia) dipende interamente da lei. Quando le viene imposto di sottoporsi ad un delicato intervento al fine di donare un rene a Kate, Anna è costretta a prendere una decisione dolorosa, ma necessaria: avvalendosi dell’aiuto dell’avvocato Campbell Alexander, intenterà una causa contro i suoi genitori per ottenere l’emancipazione medica, recuperando così il completo controllo del proprio corpo.

Non avevo mai letto nulla di Jodi Picoult, per cui quando ho iniziato questo romanzo non sapevo davvero cosa aspettarmi. Pagina dopo pagina, ho scoperto una scrittrice dall’enorme sensibilità, capace di regalare una personalità ed un carattere ben definiti ai suoi personaggi e di raccontare con straordinaria chiarezza i sentimenti, i 8, le scelte e i ripensamenti  di ognuno di loro. La protagonista assoluta della vicenda è, almeno in apparenza, la piccola Anna. In realtà, però, il romanzo presenta una struttura corale ed i capitoli si alternano dando voce ora all’una ora all’altra delle principali figure che gravitano attorno alla tragedia si consuma all’interno della famiglia Fitzgerald. È così che noi lettori possiamo “entrare” nella mente del bizzarro avvocato perennemente accompagnato da un cane guida pur non essendo cieco, della tutrice ad litem di Anna, Julia, che in passato era stata una sua fiamma, del vigile del fuoco Brian Fitzgerald che si rifugia nel lavoro per sfuggire al suo dolore, di Kate che soffre per la sua condizione e perché sente di essere diventata un peso per la sua famiglia, di Jesse, unico figlio maschio dei Fitzgerald la cui vita sembra andare completamente a rotoli e che si perde dietro l’alcool, le droghe e i furti.

Tra le tante voci che ci ritroviamo ad ascoltare, spiccano naturalmente quella di Anna e quella di sua madre, Sara Fitzgerald, talmente infuriata per la decisione presa dalla figlia e talmente concentrata sulla necessità impellente di salvare Kate da decidere di rappresentarsi da sola in tribunale, rispolverando gli studi di giurisprudenza ed esercitando per la prima volta il mestiere di avvocato. Sara è una donna che ha visto crollare tutto il suo mondo nell’esatto istante in cui alla sua bambina, la sua piccola e bellissima Kate, è stato diagnosticato un male destinato a logorarne il fisico e a causarne la morte nel giro di pochissimi anni. Kate ha già raggiunto un’età (sedici anni) che andava oltre le più rosee aspettative, e il merito è tutto di Anna, che le ha sempre donato quel sangue e quel midollo di cui ha bisogno per combattere contro il mostro che la sta consumando, per cui Sara non è disposta a lasciare che la figlia minore decida volontariamente di smettere di essere una donatrice e di lasciar morire la sorella. La Picoult dipinge il ritratto di una madre disperata, di una madre che ha rinunciato a tutto affinché ogni suo gesto, ogni sua scelta, ogni suo respiro potesse ruotare attorno a Kate e prolungare anche solo di un mese la vita della bambina. Sara, tuttavia, non è un personaggio statico, ma si evolve nel corso del libro. All’inizio del romanzo ci si presenta come una donna piuttosto fredda, rassegnata all’idea di aver “perso” il primogenito Jesse, che ha smesso di seguire molti anni prima, totalmente focalizzata sulle necessità di Kate e persino cinica nella sua decisione di mettere al mondo un bambino al solo fine di trasformarlo nell’ancora di salvezza di Kate.

Benché sia ormai al nono mese, benché abbia avuto tutto il tempo possibile per abbandonarmi ai sogni, non ho mai preso in considerazione questa bambina in quanto tale. Ho pensato a questa figlia soltanto per quello che potrà fare per l’altra mia figlia […] Eppure, non per questo sogno meno sul suo futuro: ho addirittura in mente di fare di lei la salvatrice di sua sorella


Nel corso della narrazione, tuttavia, Sara scopre che quella bambina è un essere pensante, che si sente sola, che entrare ed uscire dagli ospedali le pesa, che sente dolore, che soffre per la potenziale perdita di quella sorella che per lei è anche l’unica amica, ma soffre anche perché il suo corpo le sembra ormai solo un oggetto maneggiato da mani adulte che decidono, volta per volta, cosa fare di lei. Nei capitoli a lei dedicati scopriamo una Sara che, gradualmente, si rende conto di aver trascurato la sua figlia minore pur amandola, di aver abbandonato il figlio Jesse al suo destino quando forse le sue trasgressioni rappresentavano soltanto una richiesta di attenzione, di aver dimenticato che un matrimonio non può fondarsi unicamente sullo scambio di bollettini medici e sui consulti con gli specialisti.

Talvolta la vita finisce per impantanarsi talmente nelle piccole cose, che ci si dimentica di viverla. C’è sempre un altro appuntamento da rispettare, un altro conto da pagare, un altro sintomo che si presenta, un’altra giornata senza che accada nulla da segnare con una tacca sul muro. Abbiamo sincronizzato i nostri orologi, studiato i nostri calendari, siamo esistiti per pochi minuti e abbiamo completamente dimenticato di fare un passo indietro e vedere i risultati che abbiamo ottenuto


Anna
, dal canto suo, è una ragazzina molto, forse troppo matura per i suoi tredici anni, che vuole solo ottenere il diritto di scegliere se e quando fare da donatrice, senza essere costretta a rinunciare sempre alle feste, agli amici, alle sue amate partite di Hockey. Per di più, donare un rene a Kate significherebbe andare incontro a problemi di salute, oltre che a complicanze durante un’eventuale gravidanza, e non poter più praticare alcuno sport che preveda possibili impatti con altri ragazzi. Tutte le sue speranze e le sue ambizioni, che agli occhi di sua madre passano in secondo piano rispetto alla concretezza delle esigenze di Kate, rischiano di andare in frantumi prima ancora che lei possa anche solo pensare di realizzarle. Al tempo stesso Anna adora Kate, vuole continuare ad essere sua sorella, vuole che la loro vita proceda di pari passo, e per questo i suoi pensieri oscillano tra la determinazione e l’indecisione, tra la consapevolezza di dover decidere per sé ed il senso di colpa nel prendere coscienza del fatto che solo lei è in grado di salvare Kate e sta scegliendo di non farlo, rischiando così di perdere anche l’affetto della madre che, a differenza del padre che la capisce e la sostiene, sembra trovare inconcepibili le sue richieste.

Io […] ero nata con uno scopo ben preciso […] Mi ritrovai a domandarmi, tuttavia, cosa sarebbe accaduto se Kate fosse stata sana […] Sicuramente non avrei fatto parte di quella famiglia. A differenza degli altri esseri liberi, infatti, io non ero nata per caso. E se i vostro genitori vi hanno messo al mondo per una ragione, è meglio che quella ragione continui a esistere, perché se mai se ne andasse, voi fareste la stessa fine


La custode di mia sorella
è un libro struggente, emotivamente devastante. La Picoult ci pone davanti a un interrogativo etico fortissimo: è più giusto tentare di salvare una figlia danneggiandone potenzialmente un’altra o lasciare che la vita faccia il suo corso e che sia solo una delle due a soffrire? Esiste una risposta a questa domanda? L’autrice non intende fornircene una, limitandosi a metterci a conoscenza delle posizioni di tutte le parti in causa, delle loro ragioni e delle loro debolezze, lasciando che ognuno di noi tragga le sue conclusioni e cerchi di immedesimarsi in un dramma familiare che lei conosce molto bene, avendo avuto una figlia gravemente malata.
Lo stile della Picoult, capace di adattarsi ad ognuno dei personaggi coinvolti senza mai scadere nella piattezza o nell’omologazione delle personalità, è trascinante e ci accompagna passo dopo passo tra i mille ostacoli di un processo delicato e complesso, del quale non vediamo l’ora di conoscere il verdetto, pur sapendo bene che sarà doloroso in ogni caso.

La custode di mia sorella è un libro bellissimo, che vi consiglio caldamente di leggere… ma tenete a portata di mano i fazzoletti! 😉

3 risposte a "La custode di mia sorella "

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