Romanzi

Nudi e crudi 

nudi e crudi
“Nudi e crudi”, edito da Adelphi.

Immaginate che, una sera come tante, vi venga voglia di uscire e di passare qualche ora a teatro o al cinema. Immaginate di indossare dei bei vestiti, di assicurarvi che ogni finestra sia ben chiusa, di far girare più volte la chiave nella toppa della porta d’ingresso e di allontanarvi da casa vostra convinti di averla resa impenetrabile, pronti a godervi lo spettacolo che vi attende. Immaginate, infine, che al vostro ritorno ogni singolo oggetto che possedete sia inspiegabilmente scomparso senza lasciare alcuna traccia.

Questo è esattamente ciò che accade ai coniugi Ransome, protagonisti di Nudi e crudi, romanzo breve di Alan Bennett edito da Adelphi nel 2001. Maurice e Rosemary Ransome, membri dell’alta borghesia londinese, decidono infatti di recarsi a teatro per assistere ad una rappresentazione di Così fan tutte – ribattezzato “Il Così” da Mrs Ransome – assecondando la smodata passione di Mr Ransome per le opere di Mozart.

Mr Ransome ci sguazzava in Mozart, ci si tuffava. Dal piccolo viennese si lasciava ripulire dalle sozzure che aveva dovuto sopportare tutto il giorno al lavoro

Al loro ritorno, tuttavia, i Ransome si trovano di fronte ad uno scenario completamente inaspettato e sconvolgente: la loro bellissima casa, arredata con invidiabile gusto ed arricchita dai mobili di pregio e dai costosi impianti tecnologici che caratterizzano le abitazioni di qualsiasi coppia appartenente alla upper middle class  londinese, adesso è completamente vuota. I ladri hanno portato via ogni cosa, non risparmiando neppure la moquette, lo sformato che Mrs Ransome aveva lasciato dentro al forno o, come Mr Ransome scoprirà presto a sue spese, la carta igienica.

Casa Ransome era stata svaligiata. «Rapinata» disse Mrs Ransome. «Svaligiata» la corresse il marito. Le rapine si fanno in banca; una casa si svaligia. Mr Ransome era avvocato e riteneva che le parole avessero la loro importanza

Il pragmatico e glaciale Mr Ransome si reca immediatamente a cercare un telefono pubblico che gli consenta di avvisare la polizia del furto subìto. Naturalmente, i poliziotti che svogliatamente rispondono alla sua chiamata notturna, non faranno la loro comparsa prima di qualche ora, valutando sommariamente la situazione e suscitando l’irritazione di Maurice con la loro richiesta di un tè caldo e con la loro incapacità di rendersi conto della gravità della situazione. I coniugi Ransome, fino a ventiquattro ore prima orgogliosi proprietari di una casa lussuosa e ricca di ogni comfort, si ritrovano improvvisamente ad essere ‘nudi e crudi’, a possedere soltanto se stessi ed una serie di echeggianti locali vuoti, da ammobiliare alla meno peggio in attesa dell’evoluzione delle indagini.

La perdita di tutti gli oggetti che amavano ed ai quali erano inevitabilmente connessi ricordi ed emozioni, scatenerà reazioni ben diverse nei due coniugi. Mentre, infatti, Maurice si ostinerà a conservare le sue consolidate abitudini e quella punta di snobismo tipicamente borghese che da sempre lo avevano caratterizzato, preoccupandosi unicamente del prezioso impianto stereo che gli è stato sottratto e del nuovo impianto stereo che ha in mente di acquistare, sua moglie vivrà l’improvvisa necessità di ricominciare da zero come una nuova opportunità, come un modo per scoprire cose che fino a quel momento le erano rimaste oscure e per aprirsi a nuove esperienze. Per una donna che ha sempre e solo interpretato il ruolo della casalinga e della moglie condiscendente e remissiva, persino la decisione di far colazione da sola in un piccolo bar poco chic o quella di entrare in un negozio di alimentari gestito da indiani ed uscirne con sacchetti pieni di pietanze insolite ed oggetti di bigiotteria, rappresenta una vera e propria rivoluzione. Pur non avendo il sostegno del marito, Rosemary è decisa a rifarsi degli anni perduti, ad approfittare del dramma che sta vivendo per modificare la sua ormai logorante routine, per conoscere qualcosa di nuovo, per arredare la sua casa con uno stile più essenziale, rinunciando a tutti quegli oggetti, di valore certo, ma freddi ed impersonali, che fino a quel momento l’hanno in qualche modo trattenuta dall’oltrepassare il confine tra il mantenimento del decoro richiesto dall’appartenenza al suo ceto sociale e l’esigenza di dare una svolta alla propria vita. Inoltre, quando Mr Ransome scopre  la loro assicurazione copre il noleggio di un televisore, Rosemary, che non aveva mai avuto voglia di guardare un programma televisivo durante il giorno, comincia per puro caso a seguire alcuni talk show che, nonostante il loro basso profilo culturale, le aprono paradossalmente gli occhi sulla sua relazione col marito, da sempre basata sulle apparenze, sulle consuetudini, sui ritmi ormai perfezionati di una vita ‘condivisa’ per trentadue anni. Non c’è alcuna passione tra loro che, ormai da troppo tempo, vivono la loro relazione senza neanche sfiorarsi, tanto che il semplice gesto con cui Mrs Ransome appoggia istintivamente la testa sulle gambe del marito mentre entrambi aspettano la polizia seduti sul pavimento, risulterà insolito e strano per  Maurice, che lo accetterà solo perché pensa che Rosemary ne abbia bisogno in quel momento.

Il furto degli oggetti che affollavano la dimora dei Ransome, ben lungi dal renderli più poveri sul piano economico, svelerà invece la loro enorme povertà emozionale e sentimentale, la loro incapacità di vivere appieno un rapporto fatto di tabù, di parole non dette, di contatti mancati tra un uomo che rinnega la sua passionalità perché “non sta bene” e una donna che non si era neanche resa conto di desiderare amore e attenzione finché non ha iniziato ad uscire, ad incontrare altre persone, ad invidiare le coppie giovani ed innamorate. Per lei, una donna ormai sulla sessantina che ha scoperto il linguaggio dell’amore e della sessualità troppo tardi e soltanto per merito del mezzo televisivo, forse è ormai troppo tardi per recuperare quello che lei e Maurice non hanno mai avuto, le carezze mancate, le risate, le lunghe chiacchierate. 
Con la consueta ironia e facendo ricorso allo humour tipicamente inglese di cui è un maestro indiscusso, Alan Bennett ha saputo costruire, in appena novanta pagine, una storia perfetta per una rappresentazione teatrale, ricca di battute che vi strapperanno una risata e di descrizioni che vi faranno sorridere teneramente per la gioia quasi infantile provata da Mrs Ransome di fronte alle sue piccole conquiste quotidiane. Arrivati alla fine, tuttavia, avvertirete in modo chiaro il fatto che, dietro la finzione letteraria, si nasconda il retrogusto amaro della realtà, una realtà fatta di vite non vissute, di solitudine e di desideri rinnegati in nome del mantenimento delle apparenze.

Consiglio vivamente questo libro a chiunque si chieda se sia giusto o meno fare una scelta di vita radicale, a chi ama il teatro e a chi abbia voglia di trascorrere un paio d’ore spensierate, ma non troppo, perché inevitabilmente Nudi e crudi vi porterà a riflettere e a chiedervi “Ed io? Sono felice o mi sto accontentando di una serenità fittizia?”.

2 risposte a "Nudi e crudi "

  1. Si tratta dunque di rimanere nudi e crudi per poter guardare finalmente dentro se stessi 😉 Sembra un libro interessante anche per lo stile che definisci spassoso (seppure dal retrogusto amaro), che a quanto pare rende piacevole tutta la lettura. Bennett è un autore che non ho mai letto, lo metterò sicuramente in lista. E complimenti per la recensione, esposta con piacevole chiarezza.

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  2. Esattamente, si tratta di affrontare se stessi ed il rapporto con il proprio compagno quando non si ha più nient’altro su cui concentrarsi, quando gli oggetti che adornano la casa, la musica che proviene dallo stereo, le voci che ci parlano dal televisore non possono più a distrarci da ciò che abbiamo dentro e che stentava ad emergere. Bennett merita veramente 😉 Grazie mille per i complimenti ^_^

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