Anteprime

Harry Potter e la maledizione dell’erede

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“Harry Potter e la maledizione dell’erede”, edito da Salani.

Scrivere questa recensione sarà un lavoro piuttosto arduo per me, perché mi costringerà a deporre per un momento il mio vessillo di autentica ed accanita Potterhead per offrirvi un parere quanto più spassionato ed oggettivo possibile su quello che, per mesi, è stato per me un vero e proprio oggetto del desiderio. A cosa mi riferisco? Naturalmente sto parlando di Harry Potter and the cursed child (Little, Brown and Company, 2016), l’attesissimo ottavo capitolo della saga che vede protagonista il maghetto più famoso ed amato di tutti i tempi e che segna il suo ritorno sulla scena dopo nove lunghi anni dalla pubblicazione dell’ultimo romanzo, Harry Potter and the deathly hollows.

Parlare di ritorno sulla scena risulta, in questo caso, particolarmente appropriato, dal momento che il libro in questione non è un romanzo, ma un’edizione speciale della sceneggiatura del nuovo omonimo spettacolo teatrale basato su una storia scritta da J.K.Rowling, con la collaborazione di Jack Thorne e John Tiffany, ed andato in scena per la prima volta il 30 luglio di quest’anno al Palace Theatre di Londra.

La versione italiana del testo verrà pubblicata, come di consueto, dalla casa editrice Salani con il titolo Harry Potter e la maledizione dell’erede e sarà disponibile nelle librerie del nostro paese soltanto a partire dal 24 settembre 2016. Avrei mai potuto aspettare così a lungo? Ovviamente no. Per questo motivo mi sono affrettata ad acquistare il testo in lingua inglese il giorno stesso della sua pubblicazione nel Regno Unito, ovvero il 31 luglio, data scelta accuratamente e molto cara a tutti i Potteriani poiché essa coincide sia con il compleanno del ‘nostro’ Harry, nato il 31 luglio 1980, che con quello della sua ‘mamma’ letteraria J.K.Rowling, giunta al suo cinquantunesimo anno di età.

La trama: sono trascorsi ormai ben diciannove anni dalla mitica battaglia di Hogwarts che ha visto il giovane Harry Potter trionfare, grazie al prezioso aiuto dei suoi amici più cari, contro le forze della magia oscura guidate dal malvagio Lord Voldemort. Molte cose sono cambiate da allora, Harry ha ottenuto un prestigioso lavoro presso il Ministero della magia, ha una moglie che ama, una bella casa e tre figli: Lily, James e Albus Severus. Proprio quest’ultimo, cui il padre ha assegnato il pesante fardello di un nome che racchiude in sé la storia e la leggenda di due uomini straordinari, è una costante fonte di preoccupazione per Harry, che lo sente distante e diverso da lui, pur amandolo con tutto se stesso. La prima scena del primo atto ci riporta esattamente al punto in cui eravamo rimasti alla fine del settimo romanzo; ci troviamo, infatti, alla stazione di King’s Cross, più precisamente al binario 9 e ¾, dove Ginny ed Harry hanno appena accompagnato il loro secondogenito che, in viaggio verso Hogwarts per la prima volta, espone timidamente al padre i propri dubbi e le proprie paure, tra le quali la peggiore è certamente quella di essere smistato nella casa di Serpeverde, deludendo così le aspettative dei genitori e disonorando la stirpe dei Potter.

ALBUS ‘Pensi – cosa succederebbe se – cosa succederebbe se venissi smistato in Serpeverde…
HARRY ‘E cosa ci sarebbe di male in questo?’
ALBUS ‘Serpeverde è la casa del serpente, della magia oscura…non è una casa di maghi coraggiosi.
[…]
HARRY ‘Se è così importante per te, per te, il Cappello Parlante terrà in considerazione i tuoi sentimenti.’
ALBUS ‘Davvero?’
HARRY ‘Lo ha fatto per me’

Leggermente rincuorato dalle rassicurazioni paterne, Albus si avvia così verso il suo primo anno scolastico ad Hogwarts, in compagnia della cugina, Rose Granger-Weasley, figlia di Ron ed Hermione, che dalla madre sembra avere ereditato l’intelligenza, il carattere deciso e l’incrollabile determinazione. Rose sa bene quello che vuole: entrare in Grifondoro, eccellere nello studio e distinguersi nel Quidditch. Allo stesso modo, memore dell’importanza che l’amicizia con Harry ha rivestito per i suoi genitori fin dal loro primo giorno ad Hogwarts, la ragazzina è ben decisa ad individuare fin da subito le giuste persone cui avvicinarsi. Per questo motivo, Rose comincerà ad allontanarsi dal cugino proprio nel momento in cui quest’ultimo, dopo essere entrato in uno scompartimento ed averlo trovato occupato da un solo bambino, decide di stringere amicizia proprio con il bambino in questione, che si presenta come Scorpius Malfoy. Naturalmente, la nefasta fama della sua famiglia lo precede, ma Albus lo trova simpatico e decide di ignorare del tutto sia le sue origini, sia le infamanti voci che corrono su di lui, sospettato di essere in realtà il figlio del Signore Oscuro e per questo emarginato dagli altri ragazzi. Come prevedibile, una volta raggiunta la scuola, Scorpius verrà subito smistato in Serpeverde ma, incredibilmente, il Cappello Parlante riserverà la stessa sorte anche ad Albus. L’appartenenza alla stessa casa e l’istintiva simpatia che legherà fin da subito un Potter a un Malfoy, darà inizio ad una turbinosa spirale di eventi sui quali preferisco non dirvi nulla, per non guastarvi il gusto della sorpresa e non rovinare la suspense che, ve l’assicuro, non manca assolutamente in questo testo teatrale.

Cosa dire di questo libro? Inizialmente, come molti fan della saga, ero assolutamente scettica e sospettosa riguardo alla pubblicazione di un testo teatrale a tema ‘Harry Potter’, dietro il quale intravedevo una mera manovra pubblicitaria, un estremo tentativo di lucrare ancora su un fenomeno letterario di risonanza mondiale. Allo stesso tempo, però, dentro di me ero assolutamente certa che lo avrei subito acquistato e letto, spinta se non altro dalla curiosità di sapere quale destino la brillante mente di J.K.Rowling avesse riservato ad ognuno di quei personaggi che, per così tanto tempo, avevano accompagnato la mia infanzia e la mia adolescenza con le loro avventure. E così mi sono ritrovata a divorare questo piacevolissimo testo teatrale nel giro di poche ore, abbandonando la mia diffidenza pagina dopo pagina e giungendo alla fine con la serena consapevolezza di aver letto qualcosa di bello, che non ha minimamente intaccato i miei ricordi e la semplice perfezione con cui l’autrice aveva saputo concludere una saga che rimarrà per sempre nel cuore di milioni di lettori.
Tuttavia, devo avvertirvi: coloro che aspettavano con ansia ‘l’ottavo libro di Harry Potter’ e che, magari, si auguravano che esso contribuisse a far luce su alcuni punti oscuri della trama o a colmare gap narrativi eventualmente riscontrati nei sette romanzi della serie, probabilmente rimarranno fortemente delusi da questo libro e non saranno in grado di apprezzarlo.Harry Potter and the cursed child è, infatti, qualcosa di completamente diverso rispetto ai romanzi che lo hanno preceduto e, personalmente, ritengo che proprio questo sia il suo pregio principale.
Se riuscirete a vedere questo testo come un ‘a parte’ rispetto ai libri della saga, a leggerlo rimanendo consci di trovarvi di fronte ad un’opera che non mira a gareggiare con essi né a porsi al loro livello, allora sono certa che anche voi lo troverete gradevole e non resterete insoddisfatti dopo aver terminato la lettura.

Chiaramente, trattandosi di una sceneggiatura, dovrete essere pronti a sopperire alle dettagliate descrizioni di luoghi e personaggi servendovi della vostra immaginazione, cosa che non vi risulterà affatto difficile se considerate il fatto che, nella maggior parte dei casi, si tratta di personaggi che ogni fan della serie ben conosce e di luoghi (come la Foresta Proibita o Godric’s Hollow) che ci sono diventati familiari nel corso degli anni e che, oramai, tutti noi sapremmo riconoscere anche ad occhi chiusi.
Altro elemento da tenere a mente è il fatto che il testo, naturalmente, si compone per lo più di dialoghi, cosa che potrebbe far storcere il naso a qualcuno e fargli temere che la lettura possa rivelarsi pesante e poco scorrevole. Al contrario, io che solitamente non amo i copioni teatrali proprio a causa di questa loro caratteristica, ho trovato che gli scambi di battute tra i personaggi, in questo caso, fossero particolarmente brillanti e che non rallentassero affatto una lettura che si è rivelata fluida esattamente come quella di un romanzo. In molti hanno insinuato che la Rowling abbia dato un contributo molto poco significativo alla stesura dell’opera, ma io credo che questo non sia del tutto vero e che la sua ‘voce’ riecheggi dietro la maggior parte delle battute, regalando al testo quella freschezza e quell’estrema leggibilità che sono da sempre le principali caratteristiche dei suoi romanzi.Anche lo humour di cui è intrisa la commedia mi è sembrato tipicamente ‘Rowlinghiano’, dato che le battute comiche (principalmente affidate al personaggio di Ron, che adesso gestisce il negozio ‘Tiri Vispi Weasley’) conservano lo stesso stile che le caratterizzava nei romanzi.

GINNY ‘Se non ti comporti bene, Ronald Wisley, lo dirà alla mamma.
RON ‘Non lo faresti’
HERMIONE ‘Se qualche parte di Voldemort fosse sopravvissuto, in qualsiasi forma, abbiamo bisogno di essere pronti. E io ho paura.
GINNY ‘Ho paura anch’io.
RON ‘Niente mi spaventa. A parte la mamma.

Certo, Harry, Ron ed Hermione sono invecchiati, hanno qualche ruga e qualche doloretto in più (Ron, ad esempio, emette un ‘ooof’ ogni volta che tenta di sedersi e lamenta dei forti fastidi ai piedi), ma nel profondo sono rimasti gli stessi, mantenendo quei tratti caratteriali che li hanno sempre caratterizzati e ai quali tutti noi siamo così affezionati. Hermione è rimasta la coltissima, saccente, determinata ed ambiziosa ragazza di sempre, che riesce a coniugare la prestigiosa carriera di Ministro della Magia con le responsabilità derivanti dalla vita familiare costruita insieme a Ron e ai due figli Hugo e Rose. Ron ha mantenuto il suo ruolo di innamorato fedele e di amico devoto, spesso impacciato e sempre pronto a scherzare, eppure sempre in prima linea quando si tratta di accorrere in aiuto delle persone che ama. Il personaggio che, probabilmente, ha subito i maggiori cambiamenti, è proprio lo stesso Harry Potter che, gravato dalle responsabilità lavorative e da quelle familiari, ci appare stanco, angosciato, perennemente in pena per il figlio Albus, per il quale teme di non essere stato un buon modello genitoriale e che vede incamminarsi verso un strada a suo dire pericolosa. A sorreggerlo, con la consueta forza d’animo e con la lucidità che l’ha sempre contraddistinta, è la moglie Ginny, che cerca di proporgli, volta per volta, le soluzioni più ragionevoli per affrontare i problemi. Ciò che è rimasto del vero Harry è il fortissimo attaccamento verso il suo passato e la sua famiglia, nonché verso Albus Silente, del quale sente la mancanza in modo così intenso da cercare di consolarsi chiedendo consigli ad un suo ritratto, che gli risponde saggiamente come sempre, pur essendo ormai solo un pallido riflesso dell’uomo che raffigura. Il momento, però, in cui il nostro protagonista rivela di non essere affatto cambiato rispetto al passato è, come sempre, quello del pericolo, di fronte al quale Harry non si tira mai indietro ed è disposto persino a sacrificare se stesso per proteggere i suoi cari.

Leggendo Harry Potter and the cursed child, qualcuno probabilmente troverà scontate o forzate alcune delle scelte narrative, ma nel complesso, a parer mio, la trama è credibile, ben strutturata e, cosa ancora più importante, è riuscita spesso a sorprendermi. Mi aspettavo di leggere ‘la storia dei figli di’ e invece, sebbene siano Albus e Scorpius i veri protagonisti della vicenda, il testo non è semplicemente un remake dell’originale, lo sterile ed inerte resoconto della vita dei due ragazzi ad Hogwarts che avrebbe soltanto annoiato chi ha già vissuto, insieme ad Harry, tante avventure fantastiche tra quelle mura. Non volendo farvi troppi spoiler, mi limiterò a dirvi che il vero motore della storia sarà un personaggio apparentemente insospettabile, e che Albus scoprirà a sue spese quanto sia imprudente e rischioso tentare di controllare la magia e di forzare il naturale scorrere del tempo, anche se le motivazioni che spingono a farlo sono a dir poco nobili.

Come avrete intuito, l’azione non manca affatto in questa commedia, sebbene in essa venga dato largo spazio anche, o forse soprattutto, ai sentimenti dei personaggi, alle loro ansie, alle loro difficoltà nel gestire i rapporti interpersonali. In particolare, grande risalto viene dato al difficile rapporto padre-figlio tra Harry ed Albus, che pensano di appartenere a due mondi troppo diversi per riuscire a capirsi. Portare il cognome ‘Potter’ in un mondo magico che vede ancora Harry come un eroe e guarda costantemente a lui come al ragazzo che ha sconfitto il mago oscuro più potente di tutti i tempi, non è assolutamente semplice. Albus è un ragazzino che sconta il fio dell’appartenenza ad una famiglia che sente di screditare per la sua incapacità di distinguersi in qualsiasi ambito, per il suo legame con il discendente di una stirpe da sempre nemica dei suoi genitori, per la sua appartenenza alla casa di Hogwarts che il padre aveva rifiutato con una veemenza tale da convincere il Cappello Parlante a smistarlo altrove. Ma l’amore di un padre, per quanto possa essere allarmato dalle frequentazioni del figlio o dispiaciuto per il crescente distacco che avverte nei suoi confronti, è in grado di superare qualsiasi ostacolo pur di proteggere la sua creatura. Ancora una volta, dunque, l’amore, il sentimento più intenso di tutti, il potentissimo incantesimo che aveva consentito a Lily Potter, tanti anni prima, di salvare il suo bambino, torna a farsi protagonista e a rivelarsi fondamentale per lo sviluppo della narrazione.

HARRY ‘Farei qualunque cosa per lui’
GINNY ‘Harry, tu faresti qualsiasi cosa per chiunque. Eri abbastanza felice di sacrificarti per il mondo. Lui ha bisogno di sentire un amore specifico. Lo renderà più forte, e renderà più forte anche te’

Credo di essermi dilungata fin troppo, ma sentivo la necessità di spiegarvi perché il mio giudizio su questo libro, a differenza di quello di tanti altri lettori, sia assolutamente positivo. E’ chiaro che il testo non possiede la stessa forza e la stessa bellezza dei romanzi, ed è altrettanto chiaro che una sceneggiatura ricca di salti temporali, di accelerazioni, di cambi di scena repentini, possa essere apprezzata al meglio solo durante la vera e propria rappresentazione teatrale, che immagino sia veramente spettacolare e alla quale sarei davvero felice di poter assistere (beh, sognare non costa niente!).

Ora aprirò una piccola parentesi che CONTIENE SPOILERS, quindi se non volete sapere altro, non andate oltre questa frase.

Pur essendo una fan sfegatata di Harry e della sua creatrice, non sono stata così cieca da non notare alcune vistose incongruenze o forzature della trama, ma ne sottolineerò soltanto tre a titolo di esempio:
Punto primo: se i Malfoy avessero davvero posseduto una Giratempo che avrebbe permesso loro di tornare indietro nel tempo a loro piacimento e senza nessun tipo di restrizione, non l’avrebbero usata almeno vent’anni prima per tentare di permettere al Signore Oscuro di regnare?
Punto secondo: come fa la gente a credere davvero che Draco ed Astoria Malfoy, non potendo avere figli, abbiano fatto ricorso ad una Giratempo per far sì che la donna potesse avere un rapporto con Voldemort e, così facendo, restare incinta? E soprattutto, un simile sconvolgimento del passato non avrebbe causato un totale rivolgimento del presente, tale da modificare tutto ciò che sappiamo essere accaduto dopo la fine del settimo romanzo?
Punto terzo: davvero dovremmo credere che Voldemort e Bellatrix abbiano avuto una figlia e che questa, ventuno anni dopo, stia cercando di tornare nel passato per poter incontrare il padre?

Ciononostante, continuo a ritenere che, trattandosi di uno spettacolo teatrale, persino questi ‘difetti’ possano essere perdonati, in quanto si tratta di contraddizioni e/o esagerazioni funzionali alla costruzione di uno spettacolo ad effetto, che soddisfi gli spettatori dei giorni nostri ed insieme restituisca ai nostalgici cresciuti insieme ad Harry Potter un po’ di quella magia di cui tanto sentivano la mancanza. Rivivere il passato insieme ad Albus, ritrovare i vecchi professori di Hogwarts e rileggere formule magiche a noi ben note come ‘Alohomora!’ non potrà che riportarci indietro di qualche anno e farci sorridere ripensando, forse con un po’ di malinconia, ad una saga che, stavolta per davvero, è giunta al suo capitolo finale, ma che ognuno di noi porterà per sempre dentro di sé, in un angolino del proprio cuore e della propria memoria. Dopo tutto questo tempo? Sempre.

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