Romanzi

La meccanica del cuore

Meccanica copertina
“La meccanica del cuore”, edito da Feltrinelli.

Se avete letto anche solo qualcuna delle mie recensioni, avrete certamente capito che le copertine dei romanzi, specialmente quelle particolarmente curate, esercitano un grandissimo fascino su di me. Se la copertina di un libro è particolarmente bella, e se questa sua bellezza si unisce ad una sinossi intrigante, potete avere la certezza che la sottoscritta, prima o poi, acquisterà una copia del romanzo in questione. Per questo motivo, ormai da mesi, mi ritrovavo ad entrare in libreria e ‘corteggiare’ da lontano il tanto acclamato La meccanica del cuore (Feltrinelli, 2012) di Mathias Malzieu, che riporta in copertina una meravigliosa illustrazione dell’artista Benjamin Lacombe. Un ragazzo e una ragazza, tratteggiati con uno stile che non può non riportarci alle atmosfere un po’ fiabesche ed un po’ gotiche dei film di Tim Burton, sembrano quasi danzare sullo sfondo di una grigia cittadina e di una gigantesca ruota dentata. Il ragazzo, magro ed emaciato, con una ribelle chioma di capelli castani, si preme la mano destra sul cuore, mentre fissa con sguardo malinconico la bellissima ballerina al suo fianco, i cui capelli ondeggiano nel vento e la cui sensualità si intuisce già dall’elegante gesto del braccio e dalle armoniose pieghe del lungo vestito rosso, che rappresenta l’unico vero tocco di colore sulla scena. Una copertina del genere, non può che indurre un lettore ad osservare con attenzione il libro, a rigirarselo tra le mani, a fantasticare su quale incredibile storia d’amore, su quali delizie e tormenti possano aver vissuto insieme quei due protagonisti che, lo si intuisce già, hanno sincronizzato a lungo il ritmo dei loro passi e dei loro cuori, muovendosi a passo lento tra i pesanti ingranaggi e le rapide lancette che regolano l’inesorabile scorrere del tempo. Quando, finalmente, il romanzo è entrato in mio possesso, complici l’arrivo del mio compleanno ed un’amica che conosce molto bene i miei gusti letterari, non vedevo davvero l’ora di leggerlo, perché la trama, seppur brevemente riassunta sulla copertina posteriore, risultava non meno interessante e stuzzicante della stupenda immagine di Lacombe.

Il 16 aprile 1874 la neve cade fitta ed impietosa sulla città di Edimburgo. La gente, sofferente per l’arrivo inaspettato di questa ondata di gelo, comincia a pensare che si tratti del giorno più freddo del mondo. Gli alberi sono ricoperti da un manto bianco, mentre le fontane e i fiumi diventano distese di ghiaccio e persino gli uccelli ancora in volo si congelano per poi schiantarsi al suolo, producendo un rumore quasi dolce nel morire, come il violento tintinnio di un vaso di cristallo che vada in frantumi. Proprio il giorno più freddo del mondo vede la nascita del nostro protagonista, il piccolo Jack. Sua madre, una ragazza troppo giovane e impaurita per prendersi cura di un neonato, sfida il freddo e i dolori delle doglie per arrampicarsi su per la collina più alta di Edimburgo, Arthur’s Seat. Qui vive ed opera la dottoressa Madeline, una levatrice che aiuta ragazze in difficoltà e prostitute durante il parto e che, in un secondo tempo, si adopera per trovare una casa ai tanti bambini indesiderati venuti al mondo grazie alle sua abili mani. Madeline, però, non si limita certamente a questo, ma esercita anche una pratica medica alquanto singolare: la donna, infatti, ‘aggiusta’ le persone, impiantando loro delle protesi meccaniche che poi regolarmente controlla e revisiona con grande cura ed è, per questo, considerata dagli abitanti della città alla stregua di una strega. Nell’istante stesso in cui Jack viene al mondo, Madeline si accorge che qualcosa, in quel corpicino fin troppo piccolo, non funziona a dovere: il cuore del bambino si è congelato a causa del freddo eccessivo, e l’unico sistema per farlo tornare a battere come si deve è impiantare nel petto del neonato un orologio, un minuscolo cucù il cui ticchettio regolare permetterà a Jack di sopravvivere. Ogni ‘miracolo’ ha però il suo prezzo, e il nostro piccolo protagonista scoprirà presto che l’avere un orologio che sporge vistosamente dal torace ed emette un costante tic-tac non lo rende certo desiderabile agli occhi delle tante possibili famiglie adottive che, nel corso degli anni, i suoi giovani occhi vedranno sfilare avanti e indietro dalla casa di Madeleine, che ormai considera come una madre e che lo ama come il figlio che non è mai riuscita ad avere, ben consapevole del fatto che quel minuscolo ragazzino dalla salute malferma rimarrà con lei per molto, molto tempo. Dopo cinque anni, la dottoressa smette addirittura di mostrare il bambino ai suoi clienti, cercando di tenerlo il più possibile al sicuro dentro la sua dimora e di renderlo consapevole del fatto che il fragile e precario ingranaggio che regola il suo battito cardiaco non è adatto alle emozioni forti, non è ancora pronto ad affrontare una caotica realtà cittadina che potrebbe turbarlo e, soprattutto, deve evitare di incappare nel sentimento più intenso e sconvolgente di tutti, l’amore.

“Uno, non toccare le lancette.
 Due, domina la rabbia.
 Tre, non innamorarti, mai e poi mai.
 Altrimenti, nell’orologio del tuo cuore, la grande
 lancetta delle ore ti trafiggerà per sempre la pelle,
 le tue ossa si frantumeranno,
 e la meccanica del cuore andrà di nuovo in pezzi”

Jack è un bravo bambino, conosce ormai a memoria le regole così rigorosamente stabilite da Madeleine e tenta da sempre di rispettarle. Resistere alla potenza devastante dell’amore, però, è impossibile, ed è per questo che quando, il giorno del suo decimo compleanno, la dottoressa si lascia convincere a portarlo in città, Jack è immediatamente colpito come un fulmine dall’attrazione per una piccola e deliziosa cantante andalusa che si esibisce in un vicolo e che inciampa malferma sbattendo contro gli oggetti, come se la sua vista non funzionasse troppo bene. Mentre la sua ‘piccola cantante‘ si esibisce, Jack risponde alle parole della canzone intonandone altre in risposta, seguendo il ritmo della melodia che il suo cuore difettoso gli detta, mentre il tic-tac aumenta e l’orologio a cucù sembra volergli esplodere dentro al petto. Da questo momento in poi, tutti i suoi pensieri e i suoi desideri saranno rivolti verso la piccola attraente cantante così fragile e maldestra, che chiaramente non è conscia della sua travolgente bellezza e che, per questo motivo, risulta ancora più desiderabile agli occhi degli uomini. Non vi racconterò di più per non guastarvi la poesia e la tenerezza del viaggio che affronterete insieme a Jack, in lotta contro la delicata meccanica del suo cuore ed alla perenne ricerca di quello che, ormai ne è certo, è destinato ad essere il grande amore della sua vita.

Se vi accingerete alla lettura di questo breve, ma delizioso racconto, non fatelo con l’occhio critico e cinico di chi cerca tra le righe di un romanzo descrizioni storiche accurate e costante verosimiglianza. Se vi avvicinerete a La meccanica del cuore, fatelo con la disposizione d’animo di chi sia pronto ad immergersi totalmente nei meandri di una una delicata ed emozionante favola dalle tinte un po’ dark e sia pronto a lasciarsi andare e a lasciarsi conquistare da una storia che coinvolge e commuove, che avvince ed ammalia. Siate anche pronti, però, a penare insieme al piccolo Jack, perché l’amore è un sentimento meraviglioso e crudele, che attrae e respinge, che consola e ferisce, che riscalda col suo calore un cuore malandato mentre già, quasi inconsapevolmente, gli infligge altro dolore. I due protagonisti sono appena dei bambini, eppure vivono il loro primo amore con un’intensità sconosciuta al mondo adulto, con totale abbandono e fiducia, travolti da una passione che cresce con loro, che li accompagna e li fa soffrire mentre si trasforma in gelosia, in dubbio, in domande senza risposta che turbano l’anima e costruiscono solidi muri di incomunicabilità. Anche i pensieri di Jack e della piccola andalusa contrastano con la loro età, il loro filosofeggiare sui sentimenti, le loro parole e le loro riflessioni sembrano provenire dalla voce e dalla mente di un adulto molto saggio che abbia conservato un aspetto infantile.

“Scopro la strana meccanica del suo cuore. E’ un sistema che funziona con un guscio autoprotettivo dovuto alla sua profonda mancanza di fiducia. Un’assenza di stima in lotta con una determinazione fuori dal comune […] Non ho ancora trovato
l’ingranaggio rotto”

A ‘condire’ con la giusta dose di bizzarria e di allegria questo meraviglioso quadro romantico, sono gli assurdi incontri di Jack con due personaggi, peraltro realmente esistiti, che appaiono come comparse durante le inenarrabili peripezie affrontate da Jack. Nel primo caso, il bambino si trova di fronte ad un suo ben poco rassicurante omonimo, Jack lo squartatore, nella cui losca figura si imbatte durante un tragitto in treno che lo condurrà a Londra. Il celeberrimo assassino, oltre a spaventare a morte il nostro timido protagonista, causandogli un ticchettio accelerato ed un tremore diffuso, offrirà a Jack un consiglio che, incredibilmente, gli sarà utile poco dopo, dicendogli “Non avere paura, ragazzo mio, imparerai molto presto a spaventare per esistere!”. Il secondo incontro, ben più confortante, è quello con il celebre George Méliès, uno dei padri fondatori dell’arte cinematografica, che qui ritroviamo in veste di illusionista al lavoro sulle immagini in movimento, nonché di orologiaio e nuovo ‘medico’ e compagno di viaggio del piccolo Jack, con il quale girerà mezza Europa alla ricerca di Miss Acacia (questo il nome della ‘piccola cantante’) dispensando consigli amorosi basati sulla propria, seppur fallimentare, esperienza.

Mathias Malzieu ha saputo miscelare con abilità tutti gli ingredienti necessari per creare una favola agrodolce, una romantica fiaba per adulti che mi ha ricordato molto Edward mani di forbice, non fosse altro che per la presenza di un protagonista dotato di una sensibilità e di una capacità di amare fuori dal comune, ma afflitto da un grande svantaggio fisico, cui tenta di sopperire grazie ad una protesi improvvisata, impiantata da una donna esperta di meccanica che gli fa anche da madre adottiva. E, proprio come il film di Burton, anche La meccanica del cuore ha suscitato in me la sensazione di aver appena assistito a qualcosa di bellissimo e surreale insieme all’amarezza di chi avverte, dietro la magia della narrazione fiabesca, l’incombente retrogusto amaro di una realtà che non perdona e che da sempre si accompagna al male e alla disillusione. Tutto questo è narrato dall’autore in modo, a mio parere sublime, con uno stile sempre estremamente delicato, mai volgare anche quando Malzieu si trova a dover descrivere i primi impacciati incontri erotici tra i due protagonisti. Probabilmente lo scrittore avrebbe potuto soffermarsi di più sulla caratterizzazione dei luoghi, che vengono per lo più lasciati all’immaginazione del lettore, ma credo si sia trattata di una scelta ben precisa, dettata dalla volontà di lasciare il centro del palcoscenico agli attori principali: i sentimenti e coloro che sono capaci di abbandonarvisi.

Mi sento di muovere una sola critica all’autore, che forse avrebbe dovuto concedere più spazio alle reazioni emotive di Jack di fronte ad alcuni avvenimenti dal forte impatto emotivo che si susseguono nel finale del romanzo (per ovvi motivi, non farò spoiler) e che, considerata la fortissima emotività del ragazzo, avrebbero dovuto quantomeno scatenare in lui delle reazioni di rabbia e sgomento, farlo sentire tradito e ingannato, scuoterlo e farlo reagire. Sembra quantomeno stravagante il fatto che un protagonista così sensibile e profondamente coinvolto dal sentimento dell’amore, rimanga invece quasi totalmente inerte di fronte ad eventi sconvolgenti come la morte, il tradimento, lo shock. La meccanica del cuore avrebbe, a parer mio, meritato quella cinquantina di pagine in più che avrebbero permesso a Malzieu di dilungarsi un po’ di più sugli eventi raccontati negli ultimi capitoli e avrebbero reso perfetto quello che, già così, è un piccolo gioiello narrativo.

Consiglio caldamente la lettura di questo romanzo a tutti voi, ma soprattutto ai grandi sognatori e a chi ami o abbia amato qualcuno con tutto se stesso, tanto intensamente da credere al per sempre, tanto profondamente da riconoscersi nelle parole, nei gesti e nella voglia di amare senza confini che caratterizzano un piccolo grande eroe di nome Jack.

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