Romanzi

Rosemary’s baby

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“Rosemary’s baby”, edito da SUR.

È raro che io legga romanzi horror, ma Rosemary’s baby (BigSur, 2015) di Ira Levin è uno di quei libri che non possono essere ignorate. Per anni questo romanzo è stato praticamente introvabile, per cui quando ho saputo che la Sur aveva deciso di ripubblicarlo (peraltro in una nuova edizione davvero bellissima) non ho proprio saputo resistere ed ho approfittato della challenge per acquistarlo.

Guy e Rosemary Woodhouse sono una giovane coppia di sposi che, dopo aver a lungo abitato nel monolocale di lui, decide di trasferirsi e mettere su famiglia. Con un inaspettato colpo di fortuna, i due giovani riescono a trovare un appartamento in uno dei più conosciuti e lussuosi complessi residenziali del centro di New York: il Bramford. L’edificio è circondato da una fama sinistra cui i Woodhouse, abbagliati dal miraggio di una vita invidiabile e lussuosa, decideranno di non dar peso. Ben presto i due sposini stringeranno amicizia con i Castevet, una coppia di anziani vicini, in apparenza innocui anche se un po’ invadenti. In particolare Guy, promettente attore con una carriera in ascesa, troverà in Roman Castevet un punto di riferimento ed una fonte di consigli, dal momento che l’anziano afferma di essere figlio di un ex impresario teatrale. La vita dei Woodhouse scorre in maniera apparentemente tranquilla, almeno fino al momento in cui Guy propone alla moglie di provare ad avere un bambino, organizzando per l’occasione una serata romantica durante la quale alla ragazza viene servito un dessert preparato dalla signora Castevet. Dopo la cena, Rosemary accusa un malessere e, in uno stato di delirio e semi-incoscienza che lei attribuisce al troppo alcool, viene condotta dal marito a letto, dove sogna di essere posseduta dal diavolo durante una sorta di messa nera. Al suo risveglio, la ragazza trova sul proprio corpo lividi e graffi, segni di una violenza carnale, che il marito racconta di averle provocato possedendola durante il sonno. Pur se con disappunto, Rosemary accetta l’accaduto e, quando scopre di essere incinta, è al settimo cielo. Quello che avrebbe dovuto essere il coronamento di un sogno, però, si trasformerà nell’inizio di un terribile incubo.

“Rosemary aprì gli occhi e vide due occhi gialli, ardenti, avvertì odore di zolfo e di radice di tannis, sentì un alito umido sulle sue labbra, udì i grugniti di piacere e di desiderio e l’ansimare degli spettatori. Non è un sogno, pensò, sta succedendo veramente”

Rosemary’s baby è un libro inquietante, capace di suscitare tensione dalla prima all’ultima pagina e di trascinare il lettore all’interno di un soffocante labirinto fatto di domande senza risposta, menzogne e false apparenze. Chi si aspettasse, avvicinandosi a questo libro, di leggere un horror “moderno”, infarcito di evocazioni, apparizioni e possessioni demoniache, rimarrebbe probabilmente molto deluso nel constatare che Ira Levin non ha avuto bisogno di ricorrere a nessuno di questi elementi per costruire una storia ricca di suspense e fortemente angosciante.
Ma se l’elemento soprannaturale, pur presente, non è quello su cui lo scrittore fa leva per suscitare la paura, cos’è che ci spaventa in Rosemary’s baby? La risposta è molto semplice. Non ci spaventa il diavolo, perchè a farci paura è proprio ciò che meglio conosciamo o crediamo di conoscere: l’essere umano. Durante la lettura, ci troviamo di fronte ad una galleria di personaggi che non sono quello che sembrano, che nascondono un’anima nera sotto le candide apparenze della normalità e che ci terrorizzano perché non sono poi così diversi dalle persone con cui conviviamo, da quelle che conosciamo e che incontriamo ogni giorno per strada. E’ terrificante pensare che una servizievole e gentile coppia di anziani vicini settantenni possa celare la sua appartenenza ad una setta di adoratori di Satana. E’ terrificante pensare che un marito, in apparenza devoto e amorevole, possa arrivare a sacrificare la propria moglie ed il proprio figlio in nome della carriera e del successo.
Il diavolo, dunque, esiste, ma la natura umana è corrotta prima ancora di incontrarlo, è marcia, perversa e pronta a compiere le azioni più abiette per raggiungere i propri obiettivi.
Rosemary, però, fa eccezione. Rosemary è buona, indulgente, remissiva, forse fin troppo ingenua e pronta a credere a tutto ciò che il marito (egocentrico ed arrivista) le racconta e a fidarsi ciecamente dei vicini di casa. Rosemary desidera solo una casa perfetta, un matrimonio perfetto e tre figli, che nascano a distanza di due anni l’uno dall’altro. Tutta la sua esistenza ruota attorno alla realizzazione di questo semplice progetto di vita ed è per questo che la vediamo totalmente assorta nelle sue faccende, talmente concentrata sulla spesa, sul bucato e sull’arredamento da non accorgersi di tutti quei piccoli, ma allarmanti, segnali che lo scrittore dissemina sul suo cammino e che potrebbero salvarla dall’andare incontro alla catastrofe. Con uno stile sempre nitido e lineare, Ira Levin ci descrive la vita quotidiana di Rosemary Woodhouse fin nei minimi dettagli, ci ‘distrae’ raccontandoci dei panni da lavare, della cena da preparare, delle stanze da sistemare e lascia che anche noi captiamo quasi incidentalmente le avvisaglie di pericolo alle quali, esattamente come la nostra protagonista, non daremo un gran peso finché non sarà troppo tardi.
Solo alla fine del romanzo, infatti, Rosemary comincerà a notare qualcosa di strano, a mettere insieme i pezzi di un inquietante puzzle e a rendersi conto di essere stata attirata dentro la tela di un ragno che non ha alcuna intenzione di lasciarla andare. Con inaspettato coraggio e grande determinazione, la ragazza farà di tutto per salvare se stessa e il bambino che porta in grembo, in una lotta contro tutti che la condurrà verso un finale a dir poco inaspettato e, a parer mio, veramente geniale.

7 risposte a "Rosemary’s baby"

      1. Di questo passo lo leggerò nel 2020, ho una pila di libri da leggere che fa paura…

        ps: Per sbaglio ho inviato due volte il messaggio precedente… Cancella pure l’altro 😉

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  1. Ero indecisa se leggerlo o no… E in realtà lo sono ancora adesso perché, non avendo particolarmente amato il film, lo leggerei solo per conoscenza… Mumble mumble. Me lo consiglieresti?

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